Il Miglior Drone del 2021 – Confronti e Recensioni dei droni

Il Miglior Drone del 2021 – Confronti e Recensioni dei droni
Solo qualche anno fa sembrava fantascienza, e oggi fa già parte della quotidianità. Il drone è ufficialmente entrato nelle nostre vite per restare, e non c’è limite ai suoi utilizzi. Passatempo, strumento per la fotografia, mezzo di trasporto alternativo per piccoli oggetti o persino medicinali e, per qualcuno, un divertente giocattolo da usare all’aria aperta. Chi ne aveva opinioni non positive e lo guardava con diffidenza con il tempo o con un test di prova si è dovuto ricredere. Oppure lo farà oggi, leggendo la nostra guida per scegliere il drone migliore in mezzo ai tantissimi modelli offerti dal mercato.

Cos’è un drone e come funziona?
L’espressione migliore per definire il drone sarebbe “velivolo a pilotaggio remoto”, ovvero un mezzo il cui volo viene controllato a distanza. In Italia si distingue ulteriormente tra veri e propri velivoli da usare per il lavoro aereo e aeromodelli per l’uso ricreativo, sportivo o professionale in ambito fotografico. In questa guida spiegheremo l’uso e il funzionamento di un aeromodello del secondo tipo, quello per uso civile.

In sostanza, il drone in sé è un piccolo oggetto in grado di sollevarsi dal terreno e restare in volo per brevi periodi. Da terra viene controllato tramite un apposito telecomando.

Vantaggi e aree di utilizzo
Avere un drone può avere diversi vantaggi, a seconda del modello scelto. Il mercato di questi prodotti è sempre più vasto e i modelli di drone a disposizione sono quindi sempre più numerosi. Ma è possibile classificarli a seconda delle funzioni disponibili e, quindi, dell’uso che se ne può fare. Ne esistono di semplici, da usare per divertirsi un po’, anche per i bambini. Più migliora la qualità, più aumentano i vantaggi per chi deve fare riprese di un certo tipo.

Quanti tipi di drone esistono?
Scegliere il migliore drone per le proprie esigenze è facile se si conosce l’uso che se ne farà (ricreativo, professionale, sportivo eccetera). La maggior parte di quelli in commercio oggi ha 4 rotori e viene definita “quadcopter” o “quadricottero”. Possono includere o meno la tecnologia GPS, lo stabilizzatore, la possibilità di visione in tempo reale e tanto altro.

Drone con fotocamera
Si tratta della migliore scelta per chi lavora o si diletta in ambito fotografico. La differenza tra un tipo e un altro sta ovviamente nella qualità delle lenti montate e, di conseguenza, nel relativo prezzo che si alza notevolmente. Negli ultimi anni i droni con fotocamera hanno permesso di ottenere fotografie di paesaggi mozzafiato, non solo per la posizione molto elevata al momento dello scatto ma anche per le particolari geometrie ottenute, impossibili da catturare in altri modi.

Drone FPV
L’acronimo “FPV” sta per “First Person View”, ovvero “visualizzazione in prima persona”. Con questo tipo di apparecchio si può vedere in tempo reale (attraverso uno schermo o occhiali a monitor) quello che “vede” l’apparecchio durante il volo. Questo modello viene scelto anche da chi partecipa a gare di velocità tra droni (Drone Racing) ed è disposto a spendere un po’ di più rispetto ad altri modelli. Secondo molte opinioni, questo tipo di velivoli verrà utilizzato sempre più spesso anche per interviste senza contatto fisico.

Drone con GPS
I dispositivi equipaggiati con GPS sono in grado di raccogliere un’elevata quantità di informazioni sul volo e sull’ambiente circostante (consumando però più batteria). Questo particolare drone, sempre più diffuso, è infatti capace di tornare nello stesso identico punto geografico: per questo motivo viene impiegato per la fotografia in time-lapse ma anche per girare più volte la stessa scena di un video. Allo stesso modo, è in grado di tornare “a casa” da solo con la semplice programmazione.

Approfondimento sui migliori prodotti
Ora che abbiamo capito qualcosa in più su sigle, specifiche e caratteristiche sarà più facile farci delle opinioni personali su ogni prodotto. Sarà sicuramente più chiara anche la nostra tabella comparativa e potremo usarla per scegliere il drone migliore, che sia per il tempo libero o per l’uso professionale.

DJI Mavic Mini
Nella nostra tabella comparativa, il DJI Mavic Mini risalta per essere uno dei più leggeri: pesa meno di 250 grammi e ha le stesse dimensioni del suo telecomando. Secondo i test effettuati dalla casa produttrice, questo modello è in grado di volare per 30 minuti dopo un’intera ricarica. Purtroppo questa versione non viene venduta con un pacco di batterie extra, che va quindi acquistato a parte se vogliamo prolungare il divertimento.

Tra le sue peculiarità troviamo il rilevamento di ostacoli verso il basso, la trasmissione di video a 720p fino a 2 km di distanza e una velocità massima che supera i 45 chilometri orari. Dalle opinioni di chi l’ha acquistato è un ottimo best buy per la sua fascia di prezzo: un gioiellino da provare.

Dragon Touch DF01G
Il drone Dragon Touch DF01G è adatto all’uso con i più giovani.

Questo brand è molto conosciuto tra gli appassionati dei velivoli radiocomandati, soprattutto in ambito ricreativo. Per il suo ottimo rapporto qualità-prezzo, infatti, viene spesso consigliato come migliore opzione per chi vuole avvicinarsi al mondo dei droni senza spendere un patrimonio. Inoltre, secondo le opinioni di chi lo ha provato o ha eseguito test in famiglia, il Dragon Touch DF01G è adatto all’uso con i più giovani.

Altra buona notizia per i principianti: decolla e ritorna da solo, permettendo di concentrarsi più a lungo sulla pratica di volo. In più è pieghevole e può essere portato nello zaino ad ogni uscita senza che risulti fastidioso o ingombrante. Attenzione alla breve durata della batteria, non indicata per seguire eventi lunghi.

Potensic D18
Ecco un altro modello perfetto per il tempo libero in famiglia. Con un prezzo così, il Potensic D18 è la scelta migliore per soddisfare un piccolo capriccio dei bambini con una spesa minima. Questa versione è infatti la soluzione più economica all’interno della nostra tabella comparativa e, secondo molte opinioni, l’ideale per chi ha deciso di entrare poco alla volta nel mondo dei velivoli amatoriali radiocomandati.

La pecca della breve durata della batteria (intorno agli 8 minuti secondo i test dell’azienda) è compensata dal pacco batterie extra fornito nella confezione, portando così il tempo totale a 16-20 minuti. Si tratta di un buon modello per principianti e bambini; l’apparecchio, infatti, rientra da solo quando la batteria è al minimo: in questo modo sarà impossibile perderlo.

DJI Mavic Air 2
Attesissimo nel 2020, il DJI Mavic Air 2 è il prodotto con la durata della batteria maggiore nella nostra tabella comparativa: 34 minuti di autonomia non sono da tutti, e infatti ci troviamo già in fascia di prezzo medio-alta. Ha 6 fotocamere per la mappatura dell’ambiente circostante e una luce per l’atterraggio, due caratteristiche che lo rendono molto sicuro.

La sua velocità massima (70 km/h in modalità sport) è una specie di arma a doppio taglio perché non gli permette di registrare tutte le informazioni necessarie per evitare gli ostacoli. A proposito di questo, le modalità sono due: schiva e stop. Trasmette video in full HD anche a 10 km di distanza, l’ideale per chi ama esplorare territori lontani e non teme le lunghe distanze.

Criteri di acquisto relativi ai prodotti scelti
Se la nostra tabella comparativa si è rivelata utile nella scelta del drone migliore forse vorrai anche sapere quali sono i criteri che abbiamo usato per scriverla. Eccone alcuni.

Durata della batteria
Da meno di 10 a più di 30 minuti c’è davvero una bella differenza. La durata della batteria influisce tantissimo sul possibile uso del nostro apparecchio radiocomandato. C’è chi cerca un oggetto da usare per pochi minuti ad ogni sessione, soprattutto per fare pratica o per scattare fotografie. E chi, invece, ha bisogno di molto più tempo. Potrebbe essere il caso, per esempio, di chi deve girare un lungo video panoramico e non può accontentarsi della prima ripresa. Una batteria di lunga durata è molto apprezzata anche da chi pratica Drone Racing e ha bisogno di spingere le prestazioni al massimo, consumando così molta energia.

Risoluzione video
Nella nostra tabella comparativa è tra le prime caratteristiche prese in esame. La risoluzione foto e video è infatti un dato imprescindibile per gli appassionati di foto aeree, ma fa lievitare notevolmente il prezzo del nostro drone. Sia in campo amatoriale sia professionale, le riprese dall’alto sono sempre più diffuse, ricercate e apprezzate. Se l’acquisto del drone è orientato a un uso professionale in ambito video-fotografico, questo criterio è sicuramente il più importante da considerare insieme alla qualità delle lenti montate.

GPS
La presenza di un GPS incluso nel drone consente l’implementazione di molte funzioni. Come abbiamo già visto, permette di ritornare a girare un video o scattare una foto nello stesso identico punto a distanza di tempo. Ma è anche indispensabile per la funzione “Ritorno a casa” automatica, un utilissimo plus che ci lascia liberi di volare a lungo con il nostro nuovo giocattolino, dimenticandoci del tempo che passa: il modo migliore per divertirsi davvero! Con questa opzione, infatti, sarà impossibile perdere il drone lontano dalla postazione di partenza in caso di batteria esaurita.

Quando serve il patentino per il drone?
La normativa sui droni è in costante aggiornamento e spesso molti si chiedono se per far volare un drone sotto casa sia necessario passare un esame o un test, oppure farsi rilasciare un apposito patentino. I dubbi sono leciti e la cosa migliore da fare è informarsi prima dell’acquisto del modello desiderato, visto che il 2021 rappresenta sicuramente una fase di transizione all’interno della normativa europea.

Come si pilota un drone?
La maggior parte dei modelli in commercio oggi è molto facile da usare. Ovviamente il modo migliore per diventare piloti esperti e acquisire dimestichezza è effettuare molte ore di volo. Tutto questo avviene più facilmente se, con pazienza, si ripetono diverse volte questi tre movimenti in serie: decollare dolcemente, stabilizzarsi a circa un paio di metri da terra e atterrare altrettanto dolcemente. Una volta padroneggiate le basi si passa ai movimenti laterali e, solo in seguito, alle forme geometriche semplici (come il quadrato).

Dove può volare un drone?
Anche in questo caso è vivamente consigliato, prima di far decollare il nostro nuovo drone, controllare la normativa vigente in Europa e in Italia. In ogni caso, i posti più sicuri per praticare sono i luoghi aperti come i campi lontani da centri abitati, monumenti, luoghi affollati o fabbriche. Inoltre è sempre bene controllare la presenza di aeroporti, anche piccoli o secondari, nelle vicinanze: bisogna infatti essere sicuri di non entrare, nemmeno per errore, in uno spazio aereo trafficato (5 km è la distanza minima).

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La Mega Batteria Della Tesla che ha Salvato l’Australia da un Drammatico Blackout

A poco meno di un mese dall’inaugurazione di un nuovo sistema di “alimentazione elettrica di riserva” messa a punto da Tesla nel sud dell’Australia, il sistema è stato duramente messo a prova con risultati eccellenti.

Si tratta della più grande batteria al mondo agli ioni di litio (le stesse usate per i laptop e i gli smartphone), costruita a Hornsdale, che nelle ultime tre settimane è intervenuta per limitare i danni che si sarebbero avuti in seguito a importanti interruzioni nell’erogazione di energia elettrica. La grande “batteria” di Tesla ha risposto in tempi estremamente più rapidi rispetto a tutti i sistemi che generalmente si utilizzano ed entrano in funzione quando si hanno situazioni di emergenza.

La settimana scorsa la batteria è entrata in funzione in soli 0,14 secondi dopo che uno degli impianti più grandi dell’Australia, quello di Loy Yang, nello stato di Victoria, ha subito un calo improvviso e inspiegabile nella produzione di energia. E solo una settimana prima un altro problema alla centrale aveva indotto l’impianto di Tesla ad entrare in funzione, in meno di 4 secondi. Secondo i funzionari statali che hanno rilasciato interviste ai media locali il tempo di risposta del sistema è realmente un record e non ha confronti.

L’efficacia della batteria di Tesla è tenuta sotto controllo molto da vicino in una regione del pianeta in preda a una forte crisi energetica. Il prezzo dell’elettricità infatti, sta vertiginosamente aumentando in Australia, in particolare nel South Australia, dove, ad esempio, un’interruzione di energia elettrica avvenuta nel 2016 causò un blackout che lasciò per molto tempo 1,7 milioni di abitanti senza corrente elettrica. Poiché una delle cause principali di queste interruzioni sono le ondate di calore che inducono a un enorme consumo di energia per far funzionare i condizionatori, gli australiani guardano con terrore l’estate che sta iniziando nell’emisfero australe e di buon occhio la batteria di Tesla.

Il sistema di batterie messo a punto a Hornsdale e che utilizza la stessa tecnologia di accumulo di energia utilizzata sulle automobili elettriche di Tesla è uno dei grandi progetti di Elon Musk, che sta, tra l’altro, costruendo razzi di grande potenza per portare l’uomo nello spazio.

A marzo Musk aveva promesso con un tweet di fornire un sistema di batterie per la rete elettrica del Sud Australia entro 100 giorni e che lo avrebbe fatto gratuitamente. All’inizio di luglio il governo australiano aveva firmato un accordo con Tesla e la società energetica francese Neoen per costruire la batteria. Il primo dicembre dell’anno scorso il Sud Australia ha annunciato di aver acceso la batteria di Hornsdale.

L’energia di tali batterie viene prodotta da un vicino parco eolico e in caso di necessità può alimentare fino a 30.000 case, anche se per periodi relativamente brevi, ma sufficienti per permettere di prendere provvedimenti senza lasciare un grande numero di persone senza elettricità. Il sistema Tesla è entrato in attività anche in momenti in cui il sistema principale di produzione di energia elettrica, pur rimanendo attivo, ha mostrato fluttuazioni che avrebbero potuto portare a un blackout.

Questo interessante esperimento non è l’unico con batterie di grandi dimensioni.

Nel 2016 Tesla aveva dichiarato di aver attrezzato una piccola isola delle Samoa americane con migliaia di pannelli solari e batterie che potrebbero servire i 600 abitanti della zona rendendoli quasi totalmente indipendenti dai combustibili fossili.

Musk si è fatto avanti anche per costruire una centrale elettrica con batterie per l’isola di Portorico, colpita duramente dagli uragani dell’autunno scorso e dove l’elettricità non è ancora arrivata ovunque.

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Caricare il tuo Smartphone di Notte fa Durare Meno la Batteria a ora c’è Una Soluzione

Mettere il telefono sotto carica prima di andare a dormire è un gesto così usuale che neanche ci stiamo a pensare, anzi quando ce ne dimentichiamo gli ‘effetti’ al mattino sono sgradevoli soprattutto se si ha davanti una giornata dura. Eppure tenere in carica il dispositivo per più ore del necessario può nuocergli, riducendo i cicli di scarica della battery da 500 a 150. Sarebbe quindi raccomandato non alimentare la batteria durante la notte, ma come fare se alla sera lo smartphone è scarico?
Business Insider Italia in un articolo di marzo aveva affrontato la questione consigliando buone pratiche per far durare di più la batteria, ma se c’è risposta a tutto manca ancora il come gestire la situazione di notte, poiché è impensabile che ci si svegli apposta per staccare la presa dalla corrente arrivati al 100%. La quasi totalità dei device che utilizziamo supportano batterie al litio, complicate da smaltire e per la cui produzione vengono impiegati un milione di litri d’acqua per ogni chilo realizzato.

Sarebbe quindi buona norma per l’economia ambientale globale limitarne l’incremento, ma il condizionale è d’obbligo viste le continue polemiche di cui i colossi della telefonia si sono resi protagonisti nel corso degli anni. Basti pensare allo scandalo Apple del 2017, quando la mela morsicata ‘svelò’ di essere intervenuta con dei nuovi aggiornamenti sul sistema operativo che limitassero la performance dei modelli vecchi, invitando all’acquisto dei nuovi. Tant’è che l’anno dopo il gigante di Cupertino promosse un’azione di marketing mondiale abbassando il prezzo per la sostituzione originale di una batteria Apple da 79 a 29 dollari.

Ma non è bastato. Proprio qualche giorno fa la multinazionale è stata condannata al pagamento di una multa da 113 milioni di dollari nella causa che l’ha vista scontrarsi con oltre 30 stati americani per il caso passato alla cronaca come BatteryGate. La sanzione doveva essere da mezzo miliardo ma i giudici nell’iter processuale hanno accolto le istanze della difesa ridimensionando l’importo. Anche in Europa l’azienda ha avuto guai con la legge per la storia delle batterie con inchieste sia in Italia (da parte dell’Antitrust) che in Francia.

Ma made in Italy è anche una realtà imprenditoriale che ha provato a dare risposta al sovrautilizzo della batteria in fascia notturna mettendo a punto un vero e proprio ‘salva vita’: quando esso viene collegato al caricabatterie di qualsiasi device, gestisce autonomamente la ricarica del dispositivo. Il progetto si chiama Witty e ha partecipato al DigithOn 2020 classificandosi tra le migliori 25 startup d’Italia.

Quando si raggiunge il 100% di ricarica, W. evita che il caricabatterie continui a tenere la tensione di fine carica a 4.35V, raddoppiandone così la durata della vita utile. È adatto a ogni charger provvisto di una porta USB di tipo A. La tecnologia funge da battery saver grazie a una ricarica lenta e controllata. Si consiglia inoltre di alimentare il device da spento o in modalità aereo nel caso si tratti di smartphone o tablet. Nei dispositivi iOS – per far sì che funzioni – è necessario disattivare l’opzione “ricarica ottimizzata”.

Se la batteria del dispositivo risulta già usurata, al mattino si potrebbe trovare il device ad una percentuale di carica di poco inferiore al 100%, spiegano dalla società. Ma Witty non scollega il device dalla rete elettrica non appena compare il 100% sullo schermo: lo fa solo quando il circuito al suo interno rileva che il fabbisogno energetico del dispositivo è stato raggiunto. Di norma lo Shut Off avviene in un lasso di tempo compreso tra i 10 ed i 30 minuti dopo aver raggiunto il picco di carica.

L’ASO (Automatic Shut Off) è un innovativo strumento in grado di evitare l’usura che si genera durante il caricamento notturno. Testata e realizzata all’interno dei laboratori dell’Università di Roma La Sapienza da un team di ingegneri elettronici, meccanici e gestionali, la tecnologia ASO è adoperata da Witty che non solo si autoalimenta e non richiede batterie, ma che dopo aver disconnesso il dispositivo dalla corrente si spegne e non si riaccende finché non si ripreme il pulsante. W. non funziona con i nuovi caricabatterie di tipo C, ma si può continuare ad utilizzarla servendosi di un adattatore che converta l’USB in tipo A.

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Migliori Smartphone con Ricarica Wireless

Se non abbiamo uno smartphone che supporta al ricarica wireless, qui in basso troveremo i modelli più validi in commercio, così da poter subito provar la ricarica wireless quando siamo in ufficio o siamo davanti al PC in camera, evitando l’uso del cavo di ricarica.

Il primo smartphone con ricarica wireless che possiamo prendere in considerazione è l’LG Velvet.

Con questo telefono avremo il supporto alle reti 5G, display OLED 6.8 pollici con vetro ricurvo, tripla fotocamera posteriore con sensore da48MP, batteria da 4300mAh con ricarica Wireless, impermeabilità certificata IP68, 6 GB di memoria RAM, 128 GB di memoria interna e sistema operativo Android 10.

Altro telefono con ricarica wireless che possiamo considerare è l’LG WING.

Su questo telefono troviamo il supporto alle reti 5G, display OLED 6.8 pollici ruotabile, schermo secondario da 3.9 pollici, sistema Gimbal Motion Camera, tripla fotocamera posteriore con sensore 64MP, batteria da 4000mAh con ricarica Wireless, 8 GB di memoria RAM, 128 GB di memoria interna e sistema operativo Android 10.

Tra i migliori smartphone con ricarica rapida troviamo il OnePlus 8 Pro.

Su questo telefono troviamo uno schermo da 6.78 pollici, tecnologia schermo 3D Fluid AMOLED, frequenza d’aggiornamento schermo a 120Hz, 8 GB di RAM, 128GB di memoria interna, quadrupla fotocamera posteriore con intelligenza artificiale, ricarica Wireless veloce, supporto Dual Sim, supporto reti 5G e sistema operativo Android 10.

Nella fascia alta del mercato troviamo il Samsung Galaxy S21 5G.

Questo smartphone vanta un display da 6.8 pollici, tecnologia schermo Dynamic AMOLED 2X, processore Exynos 2100 da 5nm e intelligenza artificiale integrata, 256 GB di memoria interna, RAM da 8 GB, batteria 4000mAh con ricarica wireless 15W, sistema Dual SIM+eSIM e sistema operativo Android 10.

Il miglior smartphone per sfruttare la ricarica wireless è senza ombra di dubbio l’Apple iPhone 12 Pro Max.

Su questo telefono troviamo un display Super Retina XDR da 6,7 pollici, processore A14 Bionic, sistema di fotocamere Pro da 12MP, Scanner LiDAR per le riprese AR, fotocamera anteriore TrueDepth da 12MP, supporto alla ricarica wireless proprietaria MagSafe e sistema operativo iOS.

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LG Vuole Chiudere la Divisione Smartphone Che non Riesce a Vendere

Si torna a parlare della possibile vendita della divisione smartphone di LG: secondo la stampa coreana non ci sarebbero compratori e la business uniti sarebbe già avviata a chiusura.

LG vuole dire addio alla sua divisione smartphone. Già da tempo circolano voci a supporto dell’intento dell’azienda di liberarsi del suo ramo meno produttivo ma, almeno per il momento, i tentativi di vendita che potrebbero scongiurare una chiusura tout-court si sarebbero conclusi con un misero buco nell’acqua.

A confermare la notizia della volontà di LG Electronics è stata l’agenzia di stampa sudcoreana DongA Ilbo. Finora, sarebbero stati due i principali tentativi da parte dell’azienda di cedere il settore dedicato agli smartphone, uno effettuato con la compagnia vietnamita Vingroup JSC e un secondo con la tedesca Volkswagen AG. In entrambi i casi, però, le trattative si sarebbero concluse con un nulla di fatto. Ed è proprio l’impossibilità di vendere ad aver fatto propendere l’azienda per l’interruzione totale delle attività, come extrema ratio a una situazione che negli anni ha visto grandi perdite dal punto di vista economico. L’intento di LG, quindi, sarebbe di chiudere del tutto la divisione smartphone e riallocare tutti i lavoratori su altre divisioni che invece sono in buona salute. Come quelle che producono smart tv ed elettronica di consumo.

LG, quale fine per lo smartphone arrotolabile?
Con la previsione di un’imminente chiusura, LG ha messo in pausa anche i progetti che avrebbero voluto presto sul mercato due nuovi smartphone di particolare rilievo. Si tratta del modello battezzato con il nome di LG Rainbow e del primo smartphone arrotolabile, di cui molto si era parlato nei mesi scorsi dopo la presentazione del concept al CES 2021.

Per Rainbow, il successore del precedente V60 che tanto ha fatto discutere, la produzione è stata messa in pausa senza previsioni, almeno per il momento, di alcuna ripresa nonostante la sua recente comparsa sulla lista di Bluetooth SIG, l’organizzazione di riferimento per lo standard di comunicazione tra dispositivi, che significa che LG ha effettivamente sviluppato i primi prototipi funzionanti. Non è da escludere, quindi, che LG vorrà vendere il progetto (e i brevetti connessi) a un altro produttore di smartphone.

LG, quando arriverà la decisione definitiva?
Secondo voci ben informate, seppur non confermate da parte dell’azienda stessa, LG potrebbe riferire sulla decisione presa in merito al settore smartphone già il prossimo mese, in prima battuta con i propri dipendenti. Sarà infatti proprio la forza lavoro a subire il maggiore impatto in caso di chiusura, con ricollocazioni nelle altre divisioni aziendali ancora attive, impegnate nella realizzazione di grandi e piccoli elettrodomestici e componentistica per automobili.

Al momento, come spesso accade in queste delicate fasi, non ci sono informazioni ufficiali sui prossimi passi che LG intenderà compiere o su eventuali trattative di vendita ancora in corso. Per conoscere le sorti di una delle divisioni più innovative del settore, sarà dunque necessario attendere ancora.

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OnePlus 9 e 9 Pro Ufficiali: Processore Top e Fotocamera Hasselblad

Le caratteristiche e il prezzo della nuova serie di OnePlus 9 e 9 Pro sono stati annunciati il 23 marzo. E fa il suo debutto anche l’atteso OnePlus Watch.

Doppio annuncio per l’azienda cinese OnePlus il 23 marzo. Oltre alla presentazione ufficiale degli smartphone top di gamma OnePlus 9 e 9 Pro che vantano un comparto fotocamera d’eccezione grazie alla Hasselblad Camera for Mobile, l’evento ha segnato anche il debutto del primo device weareble dell’azienda cinese: il OnePlus Watch.

Gli smartphone dell’attesa OnePlus 9 Series si adattano a ogni tipologia di uso e alle esigenze di ogni utente. Da chi usa lo smartphone per il gaming e potrà contare su un display con frequenza di refresh a 120 Hz, a chi è appassionato di fotografia e potrà provare i sensori realizzati dal produttore di fotocamere professionali Hasselblad, supportati dal nuovo standard Natural Color Calibration per una qualità delle immagini eccellente. Entrambi gli smartphone sono equipaggiati con il potente processore Qualcomm Snapdragon 888, supportano la connettività 5G e le soluzioni di ricarica rapida tra le migliori del settore: la Warp Charge 65T e Warp Charge 50 Wireless.

OnePlus 9: caratteristiche ufficiali e prezzo
Il OnePlus 9 ha un design con scocca curva sul retro e un Fluid Display AMOLED da 6.55 pollici certificato HDR10+ con frequenza di refresh a 120 Hz, supportato dalla protezione di un Corning Gorilla Glass e con lettore di impronte digitali integrato. Il processore è un Qualcomm Snapdragon 888 con modem integrato X60 5G supportato da due diversi tagli di RAM da 8 GB o 12 GB, e due diversi tagli di memoria interna UFS 3.1 da 128 GB o 256 GB. La batteria da 4500 mAh supporta la Warp Charge 65T per una ricarica completa in appena 29 minuti e la Qi wireless a 15W.

Non manca un comparto fotocamera top con la Hasselblad Camera for Mobile che supporta lo standard di calibrazione del colore Natural Color Calibration with Hasselblad. Si tratta di una configurazione tripla con sensore principale Sony IMX689 da 48 MP, ultra grandangolare Sony IMX766 da 50 MP con Freeform Lens curva per diminuire la distorsione ai bordi, e una lente monocromatica da 2 MP per foto in bianco e nero più dettagliate. Oltre a scatti professionali, è possibile girare video fino a 8K. La fotocamera frontale invece è un sensore Sony IMX471 da 16 MP.

Il OnePlus 9 è disponibile nelle colorazioni Winter Mist, Arctic Sky e Astral Black. Le vendite inizieranno dal 26 aprile, ma a partire dal 23 marzo è possibile effettuare il pre-ordine al prezzo di 719 euro per la versione 8/128 GB e 810 euro 12/256 GB.

OnePlus 9 Pro: caratteristiche ufficiali e prezzo
Il top di gamma della nuova serie di smartphone cinesi è il OnePlus 9 Pro, con schermo Fluid Display 2.0 OLED dalla curvatura ottimizzata con tecnologia LTPO da 6.7 pollici e frequenza di refresh fino a 120 Hz con regolazione automatica. Inoltre, la funzione Hyper Touch a 360Hz permette di ridurre i tempi di risposta, rendendolo perfetto per il gaming. Il lettore di impronte digitali è integrato nel display e lo smartphone è certificato IP68, resistente a polvere e acqua.

Il processore è lo Snapdragon 888 con e tagli di memoria da 8 o 12 GB per la RAM e da 128 o 256 GB UFS 3.1 per lo spazio di archiviazione interno. Lo smartphone supporta la connettività è 5G, WiFi 6, Bluetooth 5.2, USB-C, NFC, GPS dual band, Glonass, Galileo dual band e Beidou. Il sistema operativo è sempre Android 11 con interfaccia OxygenOS, mentre l’autonomia è garantita da una batteria da 4500 mAh a doppia cellula che supporta la ricarica Warp Charge 65T, da 1 a 100% in 29 minuti, e la Warp Charge 50 Wireless, da 1 a 100% in 43 minuti, entrambe a 25 W.

L’eccellenza si trova però nel comparto fotocamera, con un sensore frontale Sony IMC471 da 16 megapixel e un comparto fotocamera posteriore Hasselblad Camera for Mobile con Natural Color Calibration with Hasselblad che garantisce scatti professionali grazie al sensore principale Sony IMX789 da 48 MP, che offre una maggiore velocità di messa a fuoco e precisione cromatica. Il secondario è un sensore ultra grandangolare Sony IMX766 da 50 MP con Freeform Lens per la correzione della luce in entrata così da limitare la distorsione ai bordi. Poi c’è il teleobiettivo da 8 MP che offre uno zom 3,3X e zoom digitale fino a 30x, mentre la lente monocromatica da 2 MP garantisce foto in bianco e nero eccellenti.

Lo smartphone è disponibile nelle colorazioni Morning Mist, Pine Green e Stellar Black in pre-ordine dal 23 marzo e in vendita dal 31 marzo al prezzo di 919 euro per la versione da 8/128 GB e 999 euro per la versione da 12/256 GB.

OnePlus Watch: il debutto ufficiale
Durante l’evento la OnePlus ha lanciato anche il suo primo device wearable: uno smartwatch con scocca circolare e design curato. Il OnePlus Watch ha una cassa in acciaio inossidabile da 46 mm con vetro curvo 2,5D, permette di rispondere a telefonate, messaggi, ascoltare musica grazie ai 4 GB di memoria interna integrati.

Il dispositivo è resistente all’acqua fino a 5ATM con certificazione IP68, permette di monitorare oltre 110 tipi diversi di allenamento, è dotato di sensori per il battito cardiaco, l’ossigenazione SpO2, lo stress e il sonno. Il GPS integrato permette di monitorare anche gli allenamenti all’esterno e l’autonomia di circa 2 settimane è garantita dalla batteria da 402 mAh, con un prezzo di lancio di 159 euro.

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HarmonyOS 2.0 ufficiale: Huawei sarà pronta a divorziare da Android nel 2021

Ieri si è tenuta la Huawei Developer Conference (HDC), l’evento dedicato principalmente agli sviluppatori che ha visto protagonista tra le altre cose HarmonyOS 2.0. Si tratta della nuova versione del sistema operativo interno pensata per trovare un’alternativa ad Android.

Richard Yu, capo della divisione consumer di Huawei, ha colto l’occasione per condividere la roadmap per HarmonyOS 2.0. Il codice open source del sistema operativo sarà quindi funzionante su tutti i dispositivi, anche quelli con 4 GB di RAM o più, entro ottobre 2021.

Tutti i dispositivi (anche con più di 4 GB di RAM) saranno idonei per HarmonyOS a ottobre 2020 perché il produttore vuole diventare indipendente da Android e per farlo si prepara ad una beta che sarà resa disponibile agli sviluppatori da dicembre 2020.

Da tenere presente che questo non significa che tutti gli smartphone Huawei nel 2021 saranno basati su HarmonyOS 2.0 piuttosto che su Android ma che se Huawei decidesse di lasciare Android nel 2021, avrà i mezzi per poterlo fare.

Come promemoria, HarmonyOS è un sistema operativo multipiattaforma sviluppato da Huawei lanciato ufficialmente lo scorso anno, poco dopo l’entrata in vigore dell’embargo americano nei confronti dell’azienda cinese, a cui è stato poi bandito il funzionamento dei servizi Google sui propri dispositivi. Da allora, il marchio ha lanciato smartphone con sistema operativo Android, ma senza Play Store e applicazioni di Google come YouTube, Drive etc etc

Huawei sottolinea in particolare un grande punto di forza di HarmonyOS: la sua capacità di funzionare su tutti i tipi di dispositivi. Il colosso cinese spiega che è sufficiente sviluppare un’applicazione una sola volta perché sia ​​disponibile su smartphone, schermi di auto, tablet o orologi connessi.

In un certo senso, la filosofia di HarmonyOS è molto simile a quella che Google vuole infondere in Fuchsia. Più in generale, Huawei persegue da tempo una strategia denominata 1 + 8 + N, il cui obiettivo è investire tutti i dispositivi connessi degli utenti con lo smartphone al centro di questo ambiente.

Infine, HarmonyOS dovrebbe aiutare a raggiungere questo obiettivo. Resta da vedere se la situazione tra l’azienda e gli Stati Uniti migliorerà nei prossimi mesi o anni, impedendo che il divorzio Huawei-Android avvenga. 

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Smartphone 5G: nel 2020 se ne venderanno 278 milioni

La rivoluzione 5G nel mondo degli smartphone procede spedita. A recitare la parte della protagonista, ancora una volta, la Cina, che guida sia il processo di implementazione della rete sia la disponibilità dei telefoni. Secondo Canalys, nel 2020 si venderanno 278 milioni di smartphone 5G, di cui il 62%, ossia 172 milioni, nel mercato della Grande Cina.

Le previsioni per il 2021 parlano di una quota di 5G nel mondo destinata a raddoppiare, con vendite distribuite un po’ in tutti i Paesi chiave per la telefonia mobile.

Il modello Realme V3 5G, presentato a inizio settembre, rappresenta un po’ lo spartiacque, essendo stato catalogato ufficialmente come il primo cellulare 5G ad essere uscito sul mercato con un prezzo inferiore a 150 dollari (il prezzo al dettaglio in Cina è di circa 146 dollari). 

Secondo Shengtao Jin, analista di Canalys, questo traguardo è stato tagliato tre mesi prima del previsto e causerà un significativo effetto a catena in altre regioni: Sud-Est asiatico, EMEA e persino America Latina, dove le aziende produttrici di smartphone cinesi si stanno espandendo, accrescendo le proprie quote.

I produttori continueranno a spingere sull’acceleratore dei dispositivi 5G su questi mercati anche se la rete di nuova generazione non potrà dirsi completamente implementata ancora per parecchi mesi a venire. 
Ciò darà però loro un vantaggio sui competitor, anche perché Samsung è al momento l’unica grande azienda non cinese a lanciare dispositivi 5G.

Huawei giocherà un ruolo importante nell’adozione degli smartphone 5G, nonostante le incertezze che circondano l’azienda e le restrizioni nell’approvigionemento di componenti chiave, dovute al bando americano e all’impossibilità di intrattenere rapporti commericali con le aziende statunitensi. Xiaomi, Oppo e TCL osservano attentamente la situazione, pronte ad approfittarsi di eventuali passi falsi e a spartirsi nuove quote di mercato, ha commentato Ben Stanton, analista di Canalys.

Il prezzo medio dei telefoni 5G in Europa dovrebbe scendere a 765 dollari nel 2021, per poi collocarsi costantemente sui 477 dollari nel 2024. Un price index piuttosto elevato se si guarda ad alcuni prodotti da poco arrivati sul mercato, ma che risente fortemente del listino dei modelli Samsung e Apple, che portano inevitabilmente la media dei prezzi verso l’alto.

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Motorola presenta RAZR 5G con pannello da 6,2 pollici pieghevole. Costo? 1.600 euro.

Motorola ha presentato la nuova versione 5G di RAZR, il suo smartphone flessibile con form factor a conchiglia. Il dispositivo è mosso dal processore Snapdragon 765G, abbinato a 8GB di Ram e a 256 GB di spazio di archiviazione.

Rispetto al primo modello le novità sono parecchie: il display principale si estende per 6,2 pollici (il pannello è un pOLED con risoluzione di 876 x 2.142 pixel e densità di 373 ppi), quello secondario da 2,7″ (gOLED, 800 x 600 pixel, 370 ppi).

Più app ora funzionano con il supporto dello schermo esterno, come fotocamera, messaggi, calcolatrice, Google News, Google Home e YouTube e altre ancora che possono essere pre-impostate dall’utente. Lo schermo supporta anche la navigazione gestuale.

Il Razr 5G è dotato di una batteria da 2.800 mAh con supporto per la ricarica da 15 W e una di fotocamera da 48 Megapixel con apertura f/1.7, OIS e autofocus laser. Il sensore per i selfie è rappresentato da un’unità da 20 Megapixel con apertura f / 2.2.

Prezzo e disponibilità di Razr 5G
Il nuovo razr 5G sarà disponibile in Italia dalla seconda metà di settembre a partire da 1.600 euro. Tre i colori disponibili: Polished Graphite, Liquid Mercury, Blush Gold

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Il nuovo iPad Pro: un tablet non per tutti, anche per il prezzo

L’ultimo tablet di casa Apple è più potente dei comuni pc in circolazione ed è destinato soprattutto ai professionisti, soprattutto per il prezzo molto elevato. L’abbiamo messo alla prova e confrontato coi “rivali” Samsung Galaxy S4 e Microsoft Surface Pro. Ecco come è andata.

iPad Pro con design all-screen (nessun tasto e display che arriva fino ai bordi) è pensato per l’utilizzo in ambito lavorativo ed è l’iPad il più evoluto e potente di sempre, più potente anche della maggior parte dei PC portatili. Non sembra adatto agli utenti “normali”, che lo usano solo per navigare e vedere video, ma se ti affascinano l’estetica e le performance dei prodotti Apple e non ti spaventa l’acquisto di accessori costosi, il nuovo iPad Pro è un ottimo acquisto. Il prezzo è elevato considerando il prodotto che viene offerto, tuttavia l’iPad Pro da 11 pollici è stato considerato il prodotto migliore nel test di Altroconsumo su 84 modelli di tablet. Se vuoi vedere i risultati completi guarda il nostro test comparativo.

Dimensioni, prezzo, usabilità e connettività
Esistono due modelli di iPad Pro ed entrambi sono stati testati da Altroconsumo. Ecco i risultati nel dettaglio:
> Dimensioni e prezzo. L’iPad Pro da 11 pollici costa 899 euro, da 12,9 pollici 1.119 euro. Lo spessore è lo stesso in entrambi i modelli, 5,9 mm, rendendoli i più sottili di sempre. Se vuoi spendere così tanto per un tablet, è preferibile il 12,9 perché la grandezza dello schermo si avvicina a quella di un laptop e ti aiuta a lavorare meglio.
> Usabilità. Nello svolgimento delle normali operazioni non si notano rallentamenti. L’orientamento orizzontale/verticale non crea nessun problema. Come per gli iPhone X, utilizzando l’iOS più recente è ora possibile avere diverse identificazioni facciali registrate sullo stesso dispositivo. Esiste anche la possibilità di aggiungere al dispositivo una tastiera, che però deve essere acquistata separatamente. Le vecchie tastiere non sono compatibili con il nuovo dispositivo. La nuova Apple Pencil si aggancia magneticamente all’iPad Pro e contemporaneamente si ricarica in wireless. Anche per la Apple Pencil vale lo stesso ragionamento fatto per le tastiere, i modelli vecchi non sono compatibili con il nuovo dispositivo.
> Connettività. Il nuovo formato dell’iPad prevede l’acquisto di nuovi adattatori. Apple consegna insieme al prodotto un cavo USBC di un metro mentre le precedenti versioni avevano un cavo di due metri, molto più pratico. Non tutti gli adattatori funzionano con il nuovo iPad, non è in grado di leggere una chiavetta USB. Questo aspetto fa capire come il sistema iOS sia di natura chiusa. Per usare iTunes la versione deve essere la 12.8, altrimenti non si connetterà al dispositivo iOS 12. Per quanto riguarda la risoluzione gli schermi sono rimasti gli stessi, anche se la luminosità è migliorata e si vede. Il rivestimento oleorepellente e il rivestimento antiriflesso funzionano bene, anche se sarebbe stato meglio avere a disposizione anche un panno per pulire lo schermo.

A confronto con i concorrenti
> Confronto con il tablet Android Samsung Galaxy Tab 4. L’iPad Pro è un dispositivo migliore del Tab 4. L’iPad Pro è un dispositivo che ha come punti di forza l’utilizzo lavorativo oppure la grande potenza, al contrario del Tab 4. Non deve essere confuso con l’iPad più “domestico” che ovviamente rimane in produzione. 
> Confronto con il tablet Microsoft Surface Pro. Lo schermo dell’iPad Pro è migliore, l’audio è migliore, il suono è più forte, le performance video e camera sono alla pari. Entrambi sono destinati all’utilizzo lavorativo, ma l’iPad Pro funziona meglio in ogni area inclusa la connettività. Il limite dell’iPad Pro è quello della chiusura rispetto agli altri hardware e agli altri sistemi operativi, se però ti basta l’ecosistema di app che puoi trovare nell’app store, come Office o Adobe Photoshop, nessun problema. I nuovi iPad Pro da 11 pollici e da 12,9 pollici saranno disponibili con capacità 64GB, 256GB e 512GB e nella nuova opzione da 1TB nei colori argento e grigio siderale.

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